SANTA DOMENICA TALAO
Tela 80×60 cm, lino, olio, 2025

SANTA DOMENICA TALAO
Marzo 2025. Sono arrivata a Scalea, all’incontro di una vita diversa. Dietro di me, il ritmo familiare delle strade, davanti a me, un nuovo paese, un’altra lingua, emozioni e tante cose nuove e sconosciute.
Ecco, sono nella sua casa. Nella nostra casa. L’aria profuma di mare, di sole. E mentre il cuore si calma, abituandosi a queste nuove pareti, i miei occhi trovano un punto d’appoggio. Un dipinto.
Era appeso in soggiorno fin dall’inizio, dipinto da un amico del mio italiano. Nel 1985. È andato via, lasciando dietro di sé questo sguardo silenzioso e penetrante sul mondo. Il quadro si chiama «Santa Domenica Talao». E sin dal primo istante mi ha catturata, come un amo nel profondo di me stessa. Non è solo un’immagine, ma un richiamo silenzioso.
Io sono un’artista. Sono abituata a non guardare semplicemente, ma a vedere. E qui ho sentito la necessità. Non solo di copiare, ma di farlo passare attraverso di me, di farne parte della mia storia. Come se quell’artista italiano, che mi guarda dal 1985, avesse lasciato un certo messaggio. Un messaggio per il futuro che devo decifrare e trasferire su una nuova tela.
E ho cominciato a scrutare.
Ecco il cuore di Santa Domenica. Una vecchia chiesa, austera e maestosa. Le sue campane e i suoi orologi si elevano verso il cielo, sembra che tocchino l’eternità. Non l’ho ancora vista di persona, ma già la sento. Mi hanno detto che le campane qui suonano ogni quindici minuti. I loro suoni chiari e squillanti si diffondono lontano, tra le montagne, verso l’alto, nel cuore stesso della valle. Sono il polso di questo luogo, il suo respiro.
E il cielo… Si divide in due parti — blu e bianco. Così infantilemente puro e dritto. E questi colori sembrano accarezzare la montagna all’orizzonte, abbracciarla, fondersi con essa in un unico slancio. Sotto i miei piedi, ciottoli disposti a motivo. Pietre antiche, che custodiscono i passi di migliaia di persone. Questo aggiunge ulteriore nobiltà, la sensazione che tutto qui sia al suo posto.
Una vecchia casa parzialmente conservata, dove ora risuonano le risate dei clienti del ristorante. E dietro di essa, un belvedere, da cui so che si apre quella vista che ha catturato l’artista italiano. Una panchina di pietra, fatta dello stesso materiale della chiesa stessa. È immobile, come il tempo congelato nel passato.
Quaranta anni sono passati da quando il suo pennello ha catturato quel momento. E solo gli alberi sono cresciuti. Sono diventati più alti, più espansi, le loro cime ora offrono più ombra. E i gradini in pietra che conducono verso l’alto, verso la chiesa stessa, sono sempre gli stessi. Invitano a salire. A fare un passo. A entrare. E mi sono innamorata di questo posto fin dal primo sguardo. È un luogo di potere, un rifugio per l’anima, la mia anima.
E ora sto dipingendo la mia «Santa Domenica Talao». Inizio un dialogo con l’artista che non ho mai visto. Lo ringrazio per questo dono, per questo punto di partenza nella mia nuova vita. Il mio quadro non è una copia. È la mia risposta. Il mio «sono qui, ho ricevuto il tuo messaggio».
Guardo la tela e poi fuori dalla finestra, verso la scintillante strada italiana. Questo dipinto, nato sotto il mio pennello, diventerà il mio talismano. Un messaggio da me stessa — dal presente verso il futuro. Per ricordare che ogni luogo ha un’anima e che ogni anima ha il suo paesaggio eterno e immutabile, in attesa del suo artista.




